N.N. di Francesco Filidei

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N.N. di Francesco Filidei

Figlio di N.N.
Questa la dicitura apposta sulle carte d’identità dei trovatelli fino al 1975: N.N. Nomen Nescio, Nome Sconosciuto. Capita una volta cresciuti di rivenire sulle esperienze passate per cercare di svelare atmosfere e fantasmi che ci hanno accompagnato da bambini. Sono nato esattamente un anno dopo la manifestazione del 5 maggio ’72 che vide l’uccisione di Serantini, e gli anni settanta sono restati come un’ombra sui miei ricordi, un’ombra sulla quale in seguito ho tentato di fare luce con lo studio e la lettura appassionata di saggi e cronache d’epoca. L’interesse verso gli anni Settanta è quindi nato in me scavando nella memoria alla ricerca di un’identità imposta soprattutto dal dover lasciare la mia città e l’Italia. Serantini, orfano, nato in Sardegna credo che la sua identità la stesse cercando anche lui, e certo in modo più impellente, quando venne ammazzato.La sua storia è una miscela talmente esplosiva di ingiustizia, ribellione, solitudine e passione che è capace di riassumere da sola tutta un’epoca ed una generazione intera. Da questa storia sono partito per ricostruire la mia, componendo. Tutti gli interpreti sono impegnati fisicamente in modo totale, sulla partitura sono notati persino i movimenti del collo e della testa: la prima parte è uno scenario di scontri, fra suoni di sirena, fischietti di polizia ed esecutori che pestando i piedi per terra imitano un plotone in marcia, la seconda un percorso all’interno della mente e del corpo martoriato di Serantini, con riferimenti evidenti alla Passione, l’ultima una sorta di rito laico che vede tutti i partecipanti seduti dietro al loro tavolo nero scatenarsi fra schiocchi di lingua e di dita, respiri, mani battute, baci, colpi di tosse, urla. Queste sezioni principali son separate da due canti e due intermezzi fra il grottesco e il nostalgico.Un percorso verso la lingua sarda e verso una figura materna si delineano a poco a poco attraverso la partitura, per giungere ai frammenti di questa incredibile ninna nanna campidanese: Bessi, bessi su soli Sorge , sorge il sole Ca mama tua ti olit po ti donai tita tua mamma ti vuole per darti il seno Ca est petza benedita che è carne benedetta Ca est petza de crabu motu è carne di caprone morto Narami chini dd’at motu? Dimmi chi l’ha ucciso? DD’at motu se meri e totu L’ha ucciso il suo stesso padrone Bessi, bessi baiocu Esci,esci cieco Il testo è affidato al filosofo pisano Stefano Busellato. Dalla biblioteca Serantini, da Corrado Stajano e Nanni Balestrini abbiamo avuto incoraggiamenti e materiale utile.



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