Aphrodite

“APHRODITE”
monodramma di costumi antichi
musica di Giorgio Battistelli
testo di Pierre Louÿs
scrittura vocale di Gabriella Bartolomei
interpreti:
Silvia Schiavoni
voce
Patrizia Radici
arpa
Gianni Trovalusci
flauti
Antonio Caggiano, Rodolfo Rossi, Gianluca Ruggeri
marimbe e percussioni
Giorgio Battistelli
direzione
Piero Schiavoni regia del suono
In questa partitura traspare la consapevolezza di essere stati sedotti ed il desiderio di riedificare il
Gran Tempio al suono delle magiche percussioni e consacrare, con entusiasmo ai santuari della
vera fede, i nostri cuori sempre attratti dal corpo della voce dell’immortale Aphrodite.”La mia prima lettura del romanzo “Aphrodite” di Pierre Louÿs, risale al 1968.
Ricordo che non appena terminai di leggere l’ultima pagina, decisi che, prima o poi, di quel romanzetto
d’appendice ne avrei immaginato una partitura di suoni con una forma irregolare e, per alcuni aspetti,
perversa.
Dalle pagine ingiallite del libro emergevano delicati colori pastello che ornavano il viso ed il corpo
immaginario della bella Criside.
Un corpo profumato con essenze molto forti e seducenti, profumi molto simili a quelli di cui erano
impregnate le figurine che ritraevano bellissime ragazze, figurine che venivano date in omaggio dai vecchi
barbieri agli adolescenti di una volta.
Un piccolo rito di iniziazione che oggi appare quanto mai desueto.
Come è antico il desiderio che vive nel giocare col tempo, rinviare di possedere il corpo desiderato è un’arte
preziosa che posseggono solo i maestri dell’erotismo e della passione.
La ritmica cortigiana è stata posseduta da migliaia di giovan i ascoltatori che sono sempre pronti a seguirla
sperando di ritrovare il “divino ritmo” da cui siamo nati.
L’ascolto della mia opera “Aphrodite” deve spingersi verso un attraversamento del Kitsch e dell’apparente
semplicità suggerita dall’eco psicofonica di un’orchestra che suonò nel lontano 1905 all’Opera Comique di
Parigi.
In questa partitura traspare la consapevolezza di essere stati sedotti ed il desiderio di riedificare il Gran
Tempio al suono delle magiche percussioni e consacrare, con entusiasmo ai santuari della vera fede, i nostri
cuori sempre attratti dal corpo della voce dell’immortale Aphrodite.
Giorgio Battistelli
NOTE
Pubblicato nel 1896 ed accolto molto positivamente dal pubblico francese, il romanzo Aphrodite di Pierre
Louÿs si svolge nell’Alessandria ellenistica dei Tolomei. Vi si narra del tempestoso amore fra lo scultore
Demetrio e Criside, bellissima cortigiana che per compiacere l’amante appare nuda sul faro della città,
mostrandosi come l’incarnazione della dea Afrodite e per questo condannata a morire. Ella muore
offrendo il proprio corpo allo scultore, affinché su di esso modelli una statua immortale. La vicenda servì a
Louÿs per ribadire il concetto “parnassiano” secondo il quale la bellezza rappresenta la sola speranza (o
illusione) di salvezza per l’uomo. Chiara dunque la polemica contro la morale del tempo, contro la sua radice cristiana ed ebraica , in favore della libertà dell’eros inteso quale stato “naturale” dell’umanità,
rivendicata espressamente nella prefazione al romanzo: “Io, per conto mio, scrissi questo libro con la
semplicità che un Ateniese avrebbe messo nella relazione delle stesse avventure: mi auguro che lo si legga
con lo stesso spirito”.
Forse oggi questa radicalità può apparire datata, e una rivolta tutta affidata al gesto individuale ed
estetizzante, suggerire il senso di un’atmosfera difficilmente condivisibile. Tuttavia la provocatoria richiesta
di “una completa licenza ragionata del cuore, della mente e dell’istinto” (Lucini) di questa Venus victrix –
che tanto suggestionò D’Annunzio – ne fa una figura tutt’altro che priva di fascino.
Nel mettere in musica la vicenda, Battistelli ripensa da contemporaneo la figura di Criside, purificandola dei
tratti maggiormente legati agli umori tardo-ottocenteschi.
Non più victrix ma creatura che si offre liberamente al desiderio, ella ricerca una libertà meno conclamata
e maggiormente interiorizzata. “Nel flusso musicale – scrive Giovanni Riccioli – ora tremolante, ora vibrante,
ora incalzante, nelle intermittenze e negli “staccati”, in cui pudore ed audacia si danno il cambio, si
intrecciano e si sovrappongono, la Chrisis di Battistelli perde la sua essenza notturna e lunare, le sue
crudeli richieste e diviene liquido, sensuale invito”. L’idolo pagano e crudele tratteggiato da Louÿs, nel
gioco dei rimandi strumentali fra arpa, marimbe e flauti, si trasforma e trascolora in pura voce…………..E
d’altra parte proprio alla voce, metafora della pulsione e supporto del desiderio, spetta il compito di
rilanciare l’encore: la domanda d’amore che si ripete incessantemente (Lacan). Come a una “scrittura
vocale” al femminile quello di collegare all’ordine simbolico del linguaggio quello semiotico del grido, del
sussurro e del pianto; elementi in grado di attivare processi pulsionali rimossi, ricostituendo, almeno
immaginariamente e nel momento della performance, l’oggetto perduto del desiderio.
Giorgio Rimondi